venerdì 8 agosto 2008

Il Quattordicesimo Aethyr

Ero sdraiato, completamente nudo, sopra di una terra arida ma morbida come sabbia, e mi svegliai, e le nubi erano nere come la più fonda delle notti, e scrosciavano pioggia mista a grandine e tempesta, e fulmini scuotevano i cieli, e le nubi si laceravano lasciando cadere fiumane di sangue.
Così mi alzai, e i miei piedi lasciavano le mie impronte dietro di me, ed esse si riempivano di acqua e sangue, per poi disfarsi.
Ed in lontananza al mio fianco vidi una lunga costola di roccia, e sopra di essa si ergeva una torre bianca dal tetto in pietrine, ma mi tenni lontano da quella costruzione, perché sapevo che dentro di essa si aggiravano fantasmi e spiriti delle tenebre.
Così continuo sul terreno intrapreso, e mi accorgo che esso, per quanto spazioso, in realtà è sospeso nel vuoto, ed altre torri intravedo, su altre costole di roccia, disposte a raggiera intorno ad esso.
Finché, mentre proseguo, le torri iniziano a vorticare rapidamente, tagliandomi il passo, ma, incapace di fermarmi, come spinto da mano invisibile, proseguo il mio cammino, e mi accorgo di attraversarle incolume, sebbene grandine, pioggia e sangue si scaraventino contro di esse.
E così mi ritrovo in una foresta, sulla quale proseguo il mio viaggio, finché di fronte al mio percorso incontro un Angelo dalle ali spiegate, dai lunghi capelli biondi e dalla tunica bianca tutta fitta di disegni di occhi aperti, collegati da tramature rosse, ed egli reggeva una spada verso il cielo, e ne contemplava la punta, finchè sopra di essa non s'ebbe il riflesso d'un raggio di sole, che squarciò le nubi, e portò via esse e la spaventosa tempesta.
E poi ci incamminammo su un sottilissimo sperone di roccia, sul quale non si sarebbe posata la metà della pianta del piede, ma noi, pur non parlando di nulla, camminammo sopra di esso agevolmente affiancati, e sopra di noi brillava un sole che aveva due ali bianche che battevano.
Così tornammo nella foresta, ed incontrammo un uomo vestito di blu con delle bandoliere incrociate sopra il petto, che portava nella mano una lunga bacchetta la cui base posava a terra, ed il cui culmine era un sole fiancheggiato da bianchissime ali, ma passammo oltre e non parlammo con lui.
E poi proseguimmo ancora per la foresta, finché incontrammo una creatura il cui volto pareva una maschera, e i cui occhi erano molto grandi, portava un cappuccio blu da sotto il quale sporgevano due orecchie piccole e appuntite, ed anche la sua semplice tonaca era di colore blu, e la copriva fino ai piedi, e io pensai che si trattava di un Pooka. E il Pooka parlò con noi nella sua lingua scoppiettante ma leggermente strascicata, e mi parve ripetere sempre la stessa sillaba, indicandoci con il braccio una casetta bianca dal tetto in pietrine nelle vicinanze.
E allora io e l'Angelo varcammo la soglia della casa, la cui porta in assi di legno era aperta, e ben presto si fece buio, e soltanto si vide un gigantesco triangolo rosso ergersi nell'oscurità.
E poi il triangolo si fece verde, ma bordato d'arancione, e in esso comparve un occhio.
E poi si dissolse, e tanti triangoli molto più piccoli si diffusero nel buio, alcuni con uno, altri con due occhi, e i loro ghigni erano grotteschi e divertiti e mostravano canini da vampiro.
E infine furono esplosioni simmetriche come mosaici, colorate di verde, giallo, blu, e rosso, e tra di esse si muovevano gli orologi disposti a paia, ed i quadranti di uno guardavano verso l'aggancio dell'altro, ma non avevano né lancette delle ore, né lancette dei minuti, né lancette dei secondi, perché essi in realtà non erano quadranti, ma erano occhi.

E fu così che ebbe termine la Visione, sì, fu così che ebbe termine la Visione.

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