Venni assorbito dentro il cristallo di eliotropio, e mi accorsi che le sue venature erano come scalinate e salite, e ponti sospesi nel vuoto, mentre le sue fratture erano come crepe estese sulle mura e sulle torri.
Quanto mi circondava era di colore verde scuro, tendente al nero, e all'improvviso, nei cieli e sulla terra, sulle mura del palazzo e sulle scale, si aprivano occhi di un nero tale da sembrare fenditure perfettamente circolari nel tessuto dell'Aethyr, per poi richiudersi subito dopo aver osservato.
Così, mentre percorrevo i merli di una muraglia, appoggiandomi ad essi, vidi in lontananza un gigante di pietra attorniato da uomini muniti di lance, pietre e bastoni, e lo vidi scatenare tutta la sua potenza distruttiva contro quelle genti, e tempestarle di colpi, con effetti spaventosi, ma sempre nuovi uomini giungevano, ed aprivano brecce nel corpo del mostro, via via più ampie, finché quello, domato, rovinava al suolo ed andava in pericolosi frantumi.
Perché udivo squilli di trombe e fanfare, musiche di guerra e tamburi, e ovunque eserciti muoversi, mentre il cupo frastuono degli arieti rombava contro le porte rinforzate in ferro battuto, ricoperte da frecce che fischiavano e crepitavano ovunque in nugoli, e poco mancò che non ne fossi colpito.
Poi guardai a terra, ed assistetti ad uno spettacolo pietoso e triste, di cadaveri di animali rovesciati al suolo, di tutte le specie, e d'uomini caduti nella loro folle guerra, mischiati a quelli d'altre creature, d'Elfi, Giganti e Nani, provenienti dalle montagne verdi oltre il Confine, tutti riversi al suolo, privi di vita.
E mentre ero in preda alla disperazione e al dolore per quella guerra inutile, vidi alzarsi da terra un bagliore che si faceva via via più intenso, fino a prendere forma umana, e ne emerse un Angelo dallo sguardo di pietra, che portava un pezzo di pane in una mano, ed un grappolo d'uva nell'altra, e capii che era Auriel, ed Egli mi parlò e disse:
Non potrai entrare in questo Palazzo,
In cui risiede la Vergine Aradia,
Ella è da tempo sotto assedio,
E troppo ostacoleresti i movimenti
Delle milizie in sua difesa.
Sono troppi i movimenti del conflitto
Deciso dall'uomo contro Natura,
Guardati attorno, il campo di battaglia,
La vita che l'uomo senza sosta strappa
Fatica nel disastro dirupato
A trovare nuova forza ed alimento.
E le pietre sfaldate tra cui t'aggiri
Sono lapidi di certo ammonimento
Sopra un futuro che per ora è incerto,
Perché senza Equilibrio non v'è Gioia,
E senza Gioia nulla si conquista,
Che non resti alle spalle come perso
Da chi procede come in furia cieca,
Tale da distruggere un pianeta.
E fu così che la Visione si interruppe, sì, fu così che la Visione si interruppe.
venerdì 8 agosto 2008
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