E mi ritrovai nell'ambito di un Tempio il cui soffitto era il Cielo Stellato, ed il pavimento era a scacchiera. Come alberi millenari si ergevano colonne, ed esse erano alternate d'oro e d'argento, la base di esse era squadrata, ed il capitello era in stile corinzio, arricchito da gemme senza parità di bellezza, dacché vi erano zirconi e perle quali così perfette non ne ho mai viste, e diamanti e rubini scintillanti, e smeraldi ed opali di fuoco, e le stelle si riflettavano su di essi ed i raggi di luce rimbalzavano da una colonna all'altra illuminando il mio cammino nella notte.
E così mi persi per ore in quel paesaggio forse monotono, ma così ricco e bello, ma non ebbi timore di perdermi, perché dolce sarebbe stato non ritrovare più la strada in quel percorso, giacché alcuni pensieri mi dicevano che avero perso il mio luogo nel mondo, ma poi giunse un Angelo Luminescente, ed Egli era tutto avvolto nello Stendardo di Purificazione, che gli faceva da mantello, e mi affiancò, e mi indicò la strada.
E allora i pensieri oppressivi furono sostituiti da un contrappunto di violini in pizzicato, ma non sapevo da chi esso giungesse, e poi incontrammo Angeli luminosissimi che giocavano a scacchi, e la mia Guida mi spiegò che ogni movimento di quei pezzi corrispondeva al destino di una pietra, di un animale, di un uomo, o di una stella, e io chiesi del Libero Arbitrio, ed Egli mi rispose che esso vi era, ma non più di una scelta delle mosse su una tavola divisa, e che più la partita era avanzata, più le mosse a disposizione si diminuivano, e quella era l'essenza della vita e della libertà.
E intanto Fate si muovevano tra gli Angeli, e volavano e danzavano spensierate nell'aria, ed alcune sedevano sui pezzi degli scacchi, e chiacchieravano tra loro, e si alzavano in volo costernate quando un pezzo cadeva, un po' imbronciate con gli Angeli. Ed altre ancora giocavano a nascondino tra le colonne, e tutte erano gioose, e tutte erano felici.
Ma poi ci fermammo, io e la mia Guida, ed Egli mi invitò a sedermi nello Yoga, e parlammo per ore del mio destino, della mia vita, del mio futuro, e del mio senso di smarrimento, e chiesi se non fossi un Pedone che voleva essere un Re; ma che siano le risposte che mi diede sigillate nel mio cuore!
E poi ci raggiunsero due bellissime figure dall'aspetto di Elfi, ed erano due fratelli, ed uno era vestito di bianco, e l'altro di nero, ma poi il colore di un abito si confondeva con quello dell'altro, e quello che prima era bianco era nero, e quello che prima era nero era bianco, ma essi parlarono, e così come gli abiti si trasmutavano alternamente, così essi parlavano alternamente, e quello che parlava quando era bianco parlava poi quando era nero, e quello che parlava quando era nero parlava poi quando era bianco, e così essi parlarono, e dissero:
Siamo i Dioscuri, o quei Gemelli,
Ch'ebber sorte di comune ventura,
In vita fummo noi sapienti e belli,
La morte fu per l'uno e l'altro dura.
Ma tu già sai, non serve che favelli
Che l'altro per l'uno si fece cura,
Di passare quei sinistri cancelli,
Che van nel Regno della Notte Oscura.
E adesso a turno andiamo tra i viventi,
Il nostro tempo sono Luna e Sole,
Ma veloce come il soffio dei venti,
E' il frammento di vita ch'a noi suole
Esser dato tra attimi frementi,
E poi si muore, ed ogni volta duole.
E fu così che la Visione ebbe termine, sì, fu così che la Visione ebbe termine.
martedì 24 giugno 2008
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