lunedì 23 giugno 2008

Il Diciottesimo Aethyr

Mi ritrovai coinvolto in un'estesissima piana, e non vi cresceva un albero, e tutt'attorno essa era circondata da montagne aspre e durissime, scanalate però come con gradini perfettamente eseguiti, che portavano dal basso alla cima.
E nel centro di essa quattro Angeli vi erano, ed essi erano tutti danzanti in cerchio attorno a un calderone, e cantavano Lodi, ed uno di essi portava una livrea gialla, ed uno di essi portava una livrea rossa, ed uno di essi portava una livrea azzurra, ed uno di essi portava una livrea nera.
E roteando, e danzando, e cantando gettavano ingredienti arcani e misteriosi dentro il calderone, e fuori di esso, perché il primo vi gettava dentro come un fumo profumato, il secondo badava a che il fuoco sotto di esso fosse sempre alla giusta temperatura, il terzo vi rovesciava un vino molto corposo, soavissimo dì'aspetto, ed il quarto vi rovesciava senza posa dei pezzi di Pane di Vita.
Ed il contenuto che ne nasceva era un elixir molto gradevole all'aspetto, ritemprante delle forze e salutare.
Mentre ciò avveniva, da una parte del campo e dall'altra si alzavano radici di ginseng che si nmuovevano a due a due, portando con se ampii strascichi di radici, che coinvolgevano tutta la piana, tanto che era difficile non inciamparvi, e dall'altra radici di mandragora facevano la stessa cosa, per poi unirsi in modo sparpagliato in un putiferio di legni e radici che ondeggiavano senza posa.
E poi gli Angeli suonarono il primo una tromba, il secondo un trombone, il terzo un corno, e il quarto una siringa, ed i suoni di essi, ed il timbro potente, si amalgamarono nei cieli e tra le vette delle montagne, scuotendo le erbe sotto il sole e facendo cadere le rocce dai precipizi, causando valanghe, ed intrecciandosi in una sinfonia priva di simmetrie o di ordine.
Fu allora che dall'alto delle montagne orientali e meridionali, apparvero discendendo e suonando zufoli orde di Satiri pieni di eccitazione e di gioia, mentre dalle vette occidentali e settentrionali, giugevano Ninfe che danzavano esponendo liberamente le proprie cosce mentre roteavano le loro gonne sottili ma eleganti formando un cerchio perfetto.
E quando la piana fu piena da un orizzonte all'altro, solo allora gli Angeli servirono con generosità della loro vivanda, e anch'io gustai con avidità da un mestolo con il quale esso veniva passata di bocca in bocca, quel pane residuo reso liquido, cotto nel profumo e nel vino, che parve ringiovanirmi.
Il calderone mai pareva svuotarsi, ma quando, infine, il mestolo raccolse l'ultimo dal fondo, solo allora si scatenò la tempesta, ed il vento scuoteva le nubi dalle qwuali cadeva una pioggia furente mista a grandine, ed il cielo era scosso dal fuoco dei fulmini, che rimbalzavano da una vetta all'altra.
Ma nessuno si accorse di essa, giacché anche ogni parte del corpo era confusa, e le braccia si confondevano con le gambe, e gli occhi con le orecchie, e le pance con i seni, e le radici con i corpi, cosicché anche io persi ogni possibilità di individuarmi, quando la risplendente Luce dello Spirito, promanando dagli Angeli al centro della piana, avvolse e circonfuse ogni cosa.
E fu allora che la Visione ebbe termine, sì, fu allora che la Visione ebbe termine.

[ Nota a margine: questa Visione, eminentemente gotica, è stata così potente che ho dovuto aggrapparmi con le mani alla sponda del letto; in seguito ad essa, interiori forze negative hanno lottato in tutti i modi per impedirmi di postarla, convincendoimi comunque a censurarla fortemente. Prima di proporvela, ho riscontrato uin fortissimo calore nella zona del rettiliano, ed uno tenue proprio su tutta la fronte, succedute da una leggerissima sensazione di freddo. ]

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