Mi ritrovai raccolto tra un meccanismo di ruote a sei raggi, ed esse erano avvolte dai fuochi e dai ghiacci, ma le ruote giravano, ed i fuochi scioglievano i ghiacci, e i ghiacci spegnevano i fuochi.
Passai il meccanismo, e giunsi ad un palazzo dalla triplice cinta, e rudi guerrieri dalle armature nere, dalle lance nere e dagli scudi neri andavano e venivano senza sosta, mentre in lontananza si percepivano i fuochi delle battaglie ed il galoppo dei cavalieri.
E il palazzo era come un castello, con torri irte di merli e sovrastate da merlature, ed un patio colonnato con archi a tutto sesto lo circondava tutto. Così giunsi al portone, e sopra di esso era scolpito il Santo Esagramma, ma per quanto mi sforzassi non riuscivo ad aprirlo, così si schierò al mio fianco l'Arcangelo Michael, e pronunziò la Parola puntando la spada contro di esso, e mi parve che scintille blu scaturissero da essa, poi il portone si aprì e riuscii a passarlo.
Mi ritrovai così all'interno del palazzo, ed era magnifico, con le sue scalinate e i corridoi di marmo, e su ogni cosa si stendeva un tappeto rosso bordato da linee d'oro, e qui i guerrieri non erano vestiti di nero, ma lucenti e meravigliosi, e molti di essi erano dotati di ali. All'interno di esso fui guidato dall'Arcangelo, e giunsi davanti al Sacro Scranno dorato e ricoperto di tessuto porporino sul quale sedeva una Donna, lunghe e fluenti erano le sue vesti azzurre, e la sua cintura d'argento cinta di piccole gemme, e le sue calzature erano mocassini semplici, i suoi capelli scuri, ed i suoi occhi impassibili.
Ai suoi fianchi quattro Angeli le porgevano incessantemente tavolette di cera e cunei, rotoli di carta e piume da scrittura e calamai d'inchiostro, e lei senza sosta scriveva in corsivo sopra la carta con la mano sinistra, e sulle tavolette con i cunei con la mano destra.
Poi si alzò la Regina, e mi portò a guardare dalle finestre della sua regale stanza, e non vidi più segni di guerra, perché le armi in aratri si erano mutate, ed alla prima finestra vidi uomini che coltivavano la terra, ed erano in ciò agevolati dal segreto lavoro degli Gnomi, nella seconda vidi le Fate volteggiare tra gli alberi, e le donne che procedevano alla raccolta dei frutti, nella terza vidi il fuoco delle fornaci e degli altiforni, e le Salamandre procedere impassibili al lavoro, e nella quarta vidi le Ondine danzare tra i flutti, mentre le barche pesdcavano in armonia con la Natura, ma la quinta finestra mostraa solo la tenebra, e due puntini luminescenti che pareva guardassero.
Allora la Regina tornò sul proprio Soglio, e così parlò la Sovrana, sì, così parlò la Sovrana:
Io sono Iside,
Signora del Cielo.
Come dalla pioggia dei venti
Io traggo la mia Reggia,
E dai bagliori della notte
Necessitano i miei albori;
Ed è il silenzio del cuore
L'attimo che mi raggiunge.
O sogno senza tempesta!
O attimo che brilli di un fulgore divino!
Senza le stanze di pietra è la mia divisione,
Che il fuoco senza forma non fa vacillare.
Momento senza nome.
Diario scritto in caratteri nascosti,
Che nessuno può penetrare
Senza l'aiuto della mia Luce.
Così che si schiuda la porta ai Misteri,
E sia fatta una forma delle scintille inesprimibili.
Così fu che la Visione si interruppe, sì, così fu che la Visione si interruppe.
mercoledì 13 febbraio 2008
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento