E allora risorsi come Orfeo, sì, risorsi come Orfeo risorge dalla Croce del Dieci, e seppi qual'era lo scopo della mia missione, e perché avessi intrapreso il pericoloso viaggio tra gli Eteri nascosti, ed era per ritrovare la mia Euridice, la mia perduta Euridice, giacché mi fu concesso di ritornare, ogni duemila anni, a cercarla.
Così venne a me un Angelo di rara bellezza, sì, di rara bellezza Egli venne, e mi recò una lira in osso di plesiosauro, le cui corde erano in budello di pterodattilo, e suonava e cantava un'aria di cui non si era ma conosciuto l'eguale, ed era una confessione tale da negare ogni possibile infrazione, ed io potei apprenderla a memoria, al primo ascolto.
Così l'Angelo, che recava in una mano un flagello d'argento e nell'altra un pastorale fatto della sostanza del fulmine, che portava una cintura del più levigato cuoio, la cui fibbia era dell'oro più pregiato incastonato di pietre preziose, e la cui tunica era immacolata come la più candida delle nevi, tale che i miei occhi venissero abbagliati allo splendore di essa, mi condusse attraverso il deserto fino a un Tempio che si stagliava sopra il baratro ai confini della Terra.
E allora venni condotto presso il Dio Anubi, ed Egli mi guidò attraverso scalinate senza conclusione e corridoi senza fine, le cui pareti erano decorate dei più incisivi geroglifici, tali da non poter più essere dimenticati, una volta visti, finché non raggiungemmo una vasta Sala, ai lati della quale Quaranta Giudici dallo sguardo severo erano seduti, sì, Quaranta Giudici dallo sguardo severo erano seduti, e di fronte a me si ergeva una Bilancia, e il Trono di Osiride si stagliava oltre di essa.
E il Dio dei Morti si levò dal Suo Trono, e venne a me senza profferire motto, e pose la sua mano sul mio petto, e lo attraversò senza farmi alcun male, estraendone il mio cuore palpitante. E pose poi quel cuore sopra il piatto sinistro della Bilancia, mentre sull'altro poneva Anubi una leggerissima piuma, e, giacché i piatti iniziavano a pencolare pericolosamente, io volli sfuggire alle loro mannaie, e misi mano all'arpa, e iniziai a recitare, e a cantare, e a accompagnare la Confessione Negativa che avevo appreso dall'Angelo, cosicché si rendesse noto che non avevo commesso infrazioni. Ma allora un grande clamore si levò nella Sala, e i Quaranta Giudici dibattevano, sì, i Quaranta Giudici dibattevano, mentre il Dio Osiride e il Dio Anubi rimanevano immobili e attenti, il primo a un capo, il secondo all'altro della Bilancia.
Poi tutti coloro che mi circondavano, e con essi gli Dèi medesimi, perdendosi nel dibattimento si fecero sempre più evanescenti, e facendosi sempre più evanescenti, si perdevano nel dibattimento e vieppiù scomparivano, e fu allora che diagnosticai che erano forme-pensiero o Archetipi, sì, che Archetipi o forme-pensiero essi erano, e contro di loro avevo disputato e avevo vinto, finché nient'altro rimase in quella Sala oltre alla Bilancia, e alla leggerissima piuma e al mio cuore sopra di essa.
E allora posi sotto il braccio la mia lira, ed afferrai con la mano destra il mio cuore e con la sinistra la leggerissima piuma, e mi allontanai da quel luogo.
E fu così che ebbe termine la Visione, sì, fu così che ebbe termine la Visione.
martedì 23 settembre 2008
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