E mi ritrovai dentro una caverna così ampia che non se ne vedevano le pareti, così alta che non se ne vedeva la volta, così profonda che non se ne vedeva il terreno, ed essa era ampia e piena di cunicoli, e fu così che a lungo, molto a lungo mi avventurai all'interno di essa, disperando di poterne mai più uscire, perché l'unica mia fonte di luce era il Fuoco dello Spirito che avevo custodito nella mia tasca, e che ora avevo raccolto nella mano per guidare il cammino.
E fu dopo un certo tempo che passi possenti e spaventosi turbarono il mio animo, e ad essi si accompagnavano in certi momenti terribili ruggiti, di cui non potevo verificare la fonte, e che mi atterrivano. Così, svoltato un ultimo angolo mi trovai di fronte ad un terribile Drago, rosse come le fiamme erano le sue scaglie, gialle le sue cornee, nere le pupille, lunghi ed acuminati come scogli erano i suoi artigli che si ritraevano dalle tozze dita, delle quali ognuna pareva una torre, e dalla sommità del capo spuntavano due corna appuntite ed aguzze, e tutta la sua schiena era costellata di aculei, la coda, munita di spine e di punte di frecce, pareva un bastione rovesciato, ed il suo ventre era robusto come l'acciaio.
Ed esso grugnì ed aprì le sue fauci, lasciando che da essa sgorgasse un torrente di fuoco, cosicché per sfuggirgli rotolai a terra, e mi salvai nascondendomi dietro una roccia, che si sciolse completamente, e anch'io ne ricavai ustioni superficiali, ma dolorose.
Ma sapevo che i Draghi hanno la passione dell'oro, e così decisi di sacrificare quella Moneta cui tenevo tanto, e di offrirgliela, ed esso, come vide lo scintillìo alla luce del Fuoco dello Spirito, che ora era rimasto a terra, ruggì meravigliato, ed afferrò la moneta, per scagliarla alle sue spalle, e allontanarla dal conflitto, così che sperai di essere in salvo, ma accadde che il Drago aprisse le fauci, mostrandomi i denti vigorosi, e le fiammelle che crepitavano nella sua gola, e che si spensero.
Così capii che non avevo acquistato la salvezza, ma soltanto che non adoperasse il potere delle sue fiamme e del suo respiro di fuoco.
Ed egli fece leva sulle zampe anteriori e sugli artigli, e io tentati di fuggire, ma un solo suo movimento contrastava ogni mio passo, sì, un solo suo movimento contrastava ogni mio passo, e fu così che vidi la sua ampia bocca aprirsi ed avventarmisi addosso per divorarmi, e solo all'ultimo momento riuscii a scagliare dentro di essa la Coppa che mi era stata data da Samael, ed essa si interpose tra i suoi denti aguzzi, bloccandoli e facendoli dolorare, perché tra di essi zampillava il suo veleno.
E fu così che il Drago si rialzò sulle zampe posteriori, ruggendo e gemendo, e sforzandosi di fare a pezzi con i denti la Coppa che vi si era incastrata, e riuscendovi, ma mentre in questo modo era distratto, io potei estrarre la mia Verga tutta d'Oro massiccio, ed iniziai a tracciare nella sua direzione Simboli Planetari ed Elementali, Astrologici e Magici, che fossero legati astralmente al suo corpo, e che gli impedissero di muovere le membra, e così se tentava di muovere un braccio io tracciavo un Segno, e se tentava di muovere una gamba io tracciavo un Segno, e se tentava di muovere la testa io tracciavo un Segno, e a lungo durò il duello, perché tutto dipendeva dalla velocità, ma lui poteva sbagliare quante volte poteva, mentre un solo errore a me sarebbe stato fatale, e perchè tutto dipendeva da chi si sarebbe stancato prima, ma lui era forte e potente, mentre io, pur debole, traevo forza dai Simboli che tracciavo.
E fu così che quando le mie ginocchia tremavano, e le mie gambe cedevano, quando le mie dita erano doloranti per la presa sulla Bacchetta, e la mia concentrazione cedeva, il Drago smise di tentare di muoversi e di attaccarmi, poco prima che lasciassi cadere, esausto, la Bacchetta; e allora, in segno di vittoria, puntai contro di lui la Spada la cui lama era di Luce, e l'elsa di Tenebra, sì, la Spada la cui lama era di Luce, e l'elsa di Tenebra.
E così accadde che il Drago si trasformasse in un luminoso Angelo che aveva l'elmo e l'armatura di un centurione romano, testa di toro, ali di cigno, braccia umane e gambe di rapace, era armato di pilum ed era potentemente luminoso, ed Egli mi indicò con la mano di andare oltre, e mi disse:
- Degno sei stato di giungere fin qui,
Degno ti sei dimostrato di procedere,
Perché io fui posto a guardia del tuo cammmino,
Possa tu dall'attraversamento di questa prova
Ottenere il dono di parlare con gli animali,
Perché ogni animale è un Simbolo,
Ed ognuno di essi possiede un dono,
Ed un vizio tipici dell'umanità,
Affinché mostrino all'uomo cosa si deve fare e cosa no,
Così come il cane possiede il dono della lealtà,
Ma è soggetto al vizio dell'ingordigia,
E l'aquila possiede il dono della regalità,
Ma è soggetta al vizio di un'eccessivo orgoglio.
Così che tu possa distinguere questo dato.
E divulgarlo tra gli uomini perchè prendano esempio
Dal mondo animale, e sappiano distinguere
Quando essi parlano tra loro,
Quando essi parlano con l'uomo.
Ed è questo e nient'altro che si intende
Riferendosi al parlare con gli animali,
Ed ogni uomo ne è capace se apre il cuore. -
E fu così che la Visione ebbe termine, sì, fu così che la Visione ebbe termine.
lunedì 14 aprile 2008
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